Partigiani pistoiesi in Jugoslavia, online il database

Un progetto dell’Istituto storico della Resistenza di Pistoia riporta alla luce una pagina poco conosciuta della Seconda guerra mondiale: quella dei partigiani pistoiesi che, dopo l’8 settembre 1943, scelsero di combattere nei territori della Jugoslavia al fianco delle formazioni locali contro il nazifascismo.

Si tratta di una vicenda ancora marginale nella storiografia italiana, ma significativa per comprendere la dimensione internazionale della Resistenza. La ricerca, affidata allo storico Eric Gobetti, punta a ricostruire biografie e percorsi di questi combattenti, spesso rimasti senza un racconto organico. Molti di loro erano militari che, dopo l’armistizio, decisero di non arrendersi o collaborare, unendosi invece alla lotta partigiana nei Balcani.

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È stato pubblicato il libro “L’altra Resistenza. Partigiani pistoiesi in Jugoslavia” di Eric Gobetti

L’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in Provincia di Pistoia (ISRPT) informa di aver pubblicato il volume “L’altra Resistenza. Partigiani pistoiesi in Jugoslavia” di Eric Gobetti, Pistoia, ISRPT Editore, 2026, ISBN 978-88-6144-095-1, 112 pp, 15 €.

L’opera è introdotta da Giovanni Contini Bonacossi (ISRPT), ha ottenuto il patrocinio di Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Comitato Nazionale e Savez udruženja boraca NOR-a i antifašista Crne Gore, è stata realizzata grazie al contributo della Direzione Generale Biblioteche e Istituti culturali del Ministero della Cultura.

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La stagione della memoria

Le giornate memoriali e le politiche della memoria caratterizzano da ormai 25 anni l’approccio pubblico a una storia che viene chiamata in causa per suffragare, con le sue lezioni, l’imperativo etico e politico del “Mai più”. In particolare il periodo da gennaio a febbraio, con la vicinanza di due date tra loro così diverse ma unite dallo stesso sottofondo di condanna della violenza, come il giorno della memoria e il giorno del ricordo, si è andato caratterizzando come una vera e propria “stagione della memoria”, in cui questa richiesta rivolta al passato di fare da magistra vitae e da monito al presente pervade la sfera pubblica ed il mondo della scuola.

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La memoria del comunismo in Europa: rielaborazione del passato e pratiche di Public History dopo l’89

a cura di Andrea Borelli e Costanza Calabretta

Call for Papers del numero monografico della rivista «Farestoria. Società e storia pubblica»

Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea in provincia di Pistoia

A distanza di oltre trentacinque anni, il 1989 rimane un momento chiave per comprendere la storia del XX secolo nonché una data capace di dare seguito a cambiamenti profondi, emersi già nel decennio precedente, che hanno coinvolto anche le politiche e le culture della memoria. Negli Stati dell’ex Unione Sovietica, come nelle “democrazie popolari” dell’Europa centro e sud-orientale subordinate all’URSS, fino all’area balcanica con le esperienze dell’Albania di Enver Hoxha e della Jugoslavia di Tito, il crollo del comunismo ha portato alla fine delle narrazioni che si erano affermate dopo la Seconda guerra mondiale. In tutta Europa dopo il 1989 il paradigma antifascista, già in crisi da oltre un decennio tanto ad Ovest quanto ad Est, ha perso ufficialmente la sua funzione di “mito fondativo”, e di conseguenza l’eroismo resistenziale è stato progressivamente abbandonato. Al suo posto si è andata sviluppando una nuova attenzione alle vittime dei regimi autoritari e totalitari europei del XX secolo. Sulla base soprattutto dell’esperienza della Germania federale, che ha posto la Shoah al cuore di questa narrazione memoriale, si è affermato nell’Europa post-guerra fredda un paradigma anti-totalitario critico tanto con il nazismo quanto con il comunismo, soprattutto sulla base di una comparazione tra gli aspetti repressivi comuni ad entrambi i regimi.

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