Lettera aperta sulla costruzione di un luogo di memoria a Sergio Ramelli nella città di Pistoia

Abbiamo appreso nei giorni scorsi che il 7 luglio il Consiglio comunale di Pistoia ha approvato a maggioranza una mozione che impegna il Comune a dedicare un luogo di memoria alla figura di Sergio Ramelli, in quanto vittima di violenza politica, e a promuovere una riflessione storica.

Dopo aver letto il testo della mozione e ascoltato con attenzione la discussione che si è sviluppata in Consiglio comunale ci sentiamo in dovere di sottoporre all’attenzione della cittadinanza, dell’associazionismo sociale, culturale e politico, delle forze politiche, dei sindacati e delle istituzioni alcune considerazioni attraverso questa lettera aperta.

I primi aspetti che ci hanno colpito e che ci preme sottolineare riguardano il metodo. La discussione che ha portato a questa decisione è rimasta confinata all’interno della macchina comunale, senza coinvolgere gli attori di diversa natura operanti sul territorio dentro a un dibattito in cui avevano ed hanno interesse ad entrare e che possono arricchire con ulteriori punti di vista e competenze. In questo senso, non può non risaltare che l’unico soggetto che era stato informato, e che si era organizzato anche per presenziare alla seduta del Consiglio e agire su di esso anche con il dono di un libro, fosse la formazione politica Gioventù nazionale, parte organica delle forze politiche che sostengono l’attuale maggioranza nel Comune di Pistoia.

Al tempo stesso il Cudir, organismo presieduto dal Sindaco e che ormai da anni per prassi consolidata si occupa di discutere e programmare le politiche memoriali locali, e che nel luglio del 2022 si è anche dotato di alcune linee guida relativa ai luoghi della memoria, non è stato né informato né coinvolto in nessun modo dentro a una discussione in cui avrebbe potuto apportare un contributo consultivo utile, attraverso le sue diverse anime.

In terzo luogo, sempre sul piano del metodo, la scelta appare singolare e rappresenta una cesura rispetto alla storia delle pratiche di memoria pubblica pistoiesi. In città infatti, pur esistendo come ovunque odonimi dedicati a personaggi non locali, non esistono targhe (questo sembra il senso in cui va la mozione dal dibattito in Consiglio comunale) dedicate a personaggi non pistoiesi o comunque estranei alla storia locale. Esistono realizzazioni monumentali, come quelle dedicate a Giuseppe Garibaldi e Aldo Moro, che tuttavia per la loro natura storica e per le loro caratteristiche appunto monumentali esulano da questa casistica e si caratterizzano come eccezioni uniche nel loro genere che trovano una ragion d’essere nella statura delle due figure e del loro ruolo nella storia italiana. In questa maniera si è andati dunque a modificare una prassi consolidata fin dall’Unità che apre a scenari del tutto imprevedibili sul piano delle realizzazioni memoriali.

Anche sul piano del merito la scelta presenta diverse criticità che non possiamo non rilevare. Sì è scelto Sergio Ramelli come icona simbolica di tutta la violenza politica nella storia repubblicana. Come è noto Ramelli apparteneva a una parte dello scenario politico, militando nell’organizzazione giovanile dell’MSI. Nel dibattito in Consiglio comunale è stato anche richiamato il valore simbolico di votare la mozione il 7 luglio, data dell’uccisione di un altro militante dell’MSI negli anni Settanta. Ma dimenticandosi del tutto che il 7 luglio è anche la data in cui nel 1960 a Reggio Emilia le forze dell’ordine uccisero 5 persone in piazza durante una manifestazione sindacale, episodio noto come la “strage di Reggio Emilia”, in quello che è storicamente uno dei picchi della violenza politica agita dallo Stato nella storia repubblicana.

Una dimenticanza che date le circostanze non può non apparire come rivelatoria del fatto che più che di storia e di memoria il tema della discussione in Comune sia stata l’identità. La scelta di Sergio Ramelli come icona simbolica per condannare tutta la violenza politica, proveniente da ogni parte politica, come è stata argomentata, è infatti per sua natura incongrua. Si sceglie infatti di prendere a simbolo una figura di parte, che taglia fuori tutta la memoria dei militanti antifascisti vittime della violenza politica così come tutta la memoria dello stragismo che ha contrassegnato la storia del nostro Paese, da piazza Fontana alla stazione di Bologna, colpendo indiscriminatamente il popolo italiano senza distinzioni.

Al tempo stesso, non si può ignorare che oltre alla storia dei fatti esiste anche la storia della memoria pubblica. In questo senso, ormai da tempo i luoghi di memoria dedicati a Sergio Ramelli, lungi dal favorire una presa di coscienza critica sulla violenza politica, sono divenuti luoghi di commemorazioni identitarie del neofascismo e in quanto tali vettori di messaggi di odio e intolleranza.

In pratica, sia questa scelta per come è stata portata avanti e per il suo contenuto intrinseco, sia le pratiche concrete di memoria pubblica di Ramelli operative ad oggi in Italia, più che favorire una riflessione critica sul passato e la costruzione di una visione non violenta dell’agire politico, vanno nella direzione di favorire una distorsione prospettica sulla storia italiana, con la violenza politica imputata a una parte sola, e al tempo stesso di favorire la costruzione di pratiche memoriali identitarie non condivise ma appartenenti a un’area politica ben definita, tradendo lo spirito con cui è stata presentata a parole la mozione.

Sulla base di queste considerazioni riteniamo utile invitare la città, nelle sue varie componenti, a sviluppare una riflessione non solo sulla storia ma sul tema stesso della memoria pubblica e della sua costruzione, operazione mai scevra di significati politici per sua natura, come chi pratica il mestiere dello storico e della storica sa bene. Portare a compimento un’operazione di memoria pubblica di tale portata solo su input politico, a colpi di maggioranza e coinvolgendo solo una parte della società locale, non può non riverberarsi sul significato stesso della costruzione memoriale. A nostro avviso sarebbe preferibile sviluppare invece pratiche partecipative, capaci di democratizzare l’accesso alle politiche memoriali.

La circostanza risalta ancor di più se si prendono in considerazione altri elementi. Come già richiamato, costruire una memoria pubblica muovendo dalle vittime dello stragismo, forma di violenza politica, sarebbe più inclusivo e rappresentativo. Inoltre, stando alla lettera della mozione, non possiamo non notare che in verità Pistoia ha già un’area memoriale dedicate alle vittime della violenza politica: si tratta dell’area prospiciente la chiesa di San Francesco, all’incrocio tra corso Gramsci e piazza San Francesco, in cui sono presenti il monumento ad Aldo Moro e la targa in ricordo di Giancarlo Niccolai, vittime rispettivamente delle Brigate rosse e di Prima linea. C’è dunque davvero bisogno di una nuova realizzazione memoriale per indicare alla cittadinanza i valori della non violenza in politica e della tolleranza? Oppure questa realizzazione ha obiettivi identitari più che civili ed educativi?

Anche il mancato coinvolgimento del Cudir non facilita la ricezione dell’operazione nei termini in cui è stata presentata, e fa sorgere alcune domande: che ruolo ha questo Comitato se poi nei fatti non viene coinvolto a seconda delle circostanze? È effettivamente un luogo di confronto tra la società civile locale e l’amministrazione o serve solo come palcoscenico da cui fornire un’immagine di inclusività ma che viene tagliato fuori nel momento di confronti più difficoltosi, come già avvenuto nel caso della memoria pubblica dello Sciré e del colonialismo?

Come Istituto da anni siamo impegnati, con iniziative di vario genere, sulla storia e la memoria pubblica del terrorismo e della violenza politica in età repubblicana. E continueremo a portare avanti le nostre attività in questa direzione in futuro, anche alla luce di queste considerazioni e delle nuove esigenze che la costruzione di questo luogo di memoria, se effettivamente avverrà, si porranno inevitabilmente nella società locale, per tenere nella giusta prospettiva i fatti storici ed evitare manipolazioni degli stessi a fini politici e identitari. E invitiamo la società locale a fare altrettanto ed a riflettere, anche pubblicamente, su questi temi.

Pistoia, 21 luglio 2025

Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea in provincia di Pistoia